Al Bartula incanta il pubblico castellettese riunito nel prato del rione Beati.

Al Bartula stupisce i castellettesi: la sua satira compie 30 anni

E’ tornata anche quest’anno martedì 13 la tradizione dello spettacolo satirico di Al Bartula. La classica maschera contadina, riprodotta su una gigantesca effige artistica, viene preparata tutti gli anni dai volontari del rione Beati Pozzola per riassumere in uno show dialettale un anno di storia castellettese. Quest’anno la satira dello spettacolo ha festeggiato i suoi 30 anni. Risale infatti al 1988 il primo accostamento dello spettacolo carnevalesco, con annesso rogo dell’effige di Bartula, alla satira sugli usi e i costumi locali.

Nel racconto delle maschere carnevalesche un anno di storia del paese

Quest’anno il racconto preparato dai volontari del rione e nello specifico dalla maestra Rosa Maria Lorenzini, ha preso le mosse da una sorta di “letargo” che sembra aver avvolto il paese. E così lo stesso pupazzo di Bartula è stato rappresentato da un uomo a letto, dopo essere caduto sul ghiaccio dell’inverno. Nel racconto, caratterizzato come sempre dalla presenza di Virgilio, il diavolo Minosse e le maschere castellettesi di Regina Bresaola e Re Salamino, è stata ripercorsa tutta la storia recente del paese. A cominciare dalla velocità eccessiva delle auto che percorrono via Beati, per poi passare al discusso cambio della viabilità in centro. Bartula ha parlato anche di attività parrocchiali, di Pro loco e di amministrazione comunale. Uno spazio particolare è stato riservato alla festa patronale e a numerosi eventi di cronaca locale dell’anno appena passato.

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Gli interpreti del rione si sono esibiti fino al rogo del pupazzo del Bartula

Come sempre i volontari del rione hanno dato forma a un canovaccio già testato in numerose occasioni. E così, mentre Fabrizio Platini ha interpretato Re Salamino, Samantha Rupil ha vestito i panni di Regina Bresaola, Angelo Moalli ha prestato il volto a Virgilio e Silvio Luisetti ha recitato la parte del diavolo Minosse. Gianni Nova ha invece dato la voce, recitando rigorosamente in dialetto, a Bartula. Lo spettacolo dantesco è terminato come sempre con il rogo della gigantesca effige di Bartula.