Il rifiuto delle terapie diventa un diritto, vietato l’accanimento terapeutico

La Camera ha approvato il testo che intende regolaare le “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento sanitario”, con 326 voti favorevoli, 37 contrari e solo 4 astenuti. E’ decisamente un passo in avanti nel dibattito nazionale sul tema del fine vita: la legge sul biotestamento (che è cosa ben diversa dall’eutanasia) ora dovrà essere discussa in Senato, dove dovrà affrontare l’argomento ancora caldo del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). Il rifiuto delle terapie, comprese anche nutrizione e l’idratazione artificiali, diventerà un diritto. Dopo il caso della borgomanerese Dominique Velati, che scelse dopo aver scoperto di avere un cancro incurabile per la “dolce morte” in Svizzera, il dibattito in Italia si era riacceso. Oltre al diritto di rifiutare le cure, verrà impedito l’accanimento terapeutico in caso di malattia terminale, e ai medici sarà riconosciuta l’obiezione di coscienza: davanti alla richiesta di un malato di interrompere le cure potranno rifiutarsi, ma il paziente potrà comunque rivolgersi a un altro medico della struttura sanitaria in cui è ricoverato. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

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Ogni persona maggiorenne e nel pieno delle proprie facoltà mentali potrà, dopo adeguata informazione medica sulle conseguenze delle proprie scelte, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari in previsione di eventuali situazioni future in cui non potrà più autodeterminarsi attraverso le Dat. La legge prevede anche una normativa che regola il sostegno psicologico del paziente e dei suoi familiari, i casi in cui i pazienti possano essere minori o incapaci, la realizzazione di banche Dat regionali, la possibilità del paziente di indicare un fiduciario che lo rappresenterà nelle relazioni con le strutture sanitarie e i medici. Il dispositivo di legge prevede anche la possibilità di effettuare una pianificazione condivisa delle cure tra paziente e medico, alla quale l’equipe sanitaria dovrà attenersi nel caso in cui il paziente possa trovarsi nella condizione di non poter più esprimere le proprie volontà, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica, invalidante o con l’inarrestabile evoluzione di una prognosi infausta.