Giovane regista sui luoghi devastati dal disastro di Chernobyl per realizzare un docu-film dedicato all’esperienza di una cara amica

Giovane regista protagonista di un viaggio intenso

Partire alla volta della Bielorussia per ripercorrere la storia di un’amica che ha lì le sue radici. E’ nata così l’intensa esperienza che il 26enne aronese Stefano Zan, studente di Cinema e nuove tecnologie allo Iulm, ha vissuto dal 28 ottobre al 2 novembre insieme a tre amici. Tra cui lei, Diana, la vera protagonista di una storia che Zan ha scelto di raccontare attraverso un docu-film. Diana era una di quei bambini bielorussi che venivano in Italia a trascorrere le vacanze terapeutiche dopo il disastro nucleare di Chernobyl nel 1986.

Questo fino a quando un giorno si trovò orfana di entrambi i genitori. “Un giorno chiamò la famiglia italiana che la ospitava per raccontare cosa era successo e loro le proposero subito di adottarla».  Iniziò così, a 15 anni, il secondo capitolo della vita di Diana. «Però – racconta Zan – parlando con lei emergeva spesso il bisogno di affrontare quella parte della sua vita. Così le ho proposto di andare insieme per girare un docu-film. Io ne ho parlato con il mio professore nonché produttore Giuseppe Carrieri e con la Natia Docufilm ha deciso di produrre questo lavoro. Così siamo partiti. Il pretesto filmico era accompagnare Diana a sistemare la tomba dei genitori. Peraltro nell’anno in cui sua madre avrebbe compiuto 50 anni”.

Un paese sofferente

Difficile l’impatto con un Paese sofferente e poco votato al turismo: «C’è molta povertà e un regime solo apparentemente vestito da democrazia. E’ difficile muoversi lì perché ad esempio nessuno parla l’inglese. Nessun aiuto, quindi, e in compenso tanti ostacoli burocratici, in un clima di certo non dei più liberali. Nella mia vita non ho mai visto nulla di così diverso dal mio contesto. Basti dire che lì in pubblico non si usa assolutamente sorridere agli estranei, è considerata una mancanza di rispetto. Abbiamo trovato anche tanta diffidenza. Vedendoci con le telecamere molti si spaventavano e chiamavano la polizia».  Un velo di sospetto che veniva subito tolto una volta entrati in confidenza. “Mi sono innamorato della gente del posto, la famiglia di Diana ci ha accolto alla grande. Non hanno nulla ma ti danno comunque tutto”.

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Le riprese continuano in Italia

Il gruppo il 2 novembre è tornato a casa. Ora è tempo di mettere mano all’altra parte del documentario. Quella che racconterà il «capitolo milanese» della storia di Diana. Intanto Stefano continua i suoi studi, puntando dritto alla laurea. Ad accompagnarlo un relatore del calibro di Maurizio Nichetti, noto regista e sceneggiatore. Primi importanti tasselli per costruire una carriera nel mondo della «settima arte». Un percorso in cui Stefano ha già mosso passi importanti lavorando al programma «A spasso tra i borghi» di Sky Dove.

Il regista aronese Stefano Zan
Il regista aronese Stefano Zan