Omicidio Mendola: svolta nelle indagini sull’assassinio nei boschi della frazione pombiese di San Giorgio.

Omicidio Mendola: ripescata la pistola che uccise il giovane bustese

Dopo sei mesi di ricerche e dopo l’arresto dei due killer del ragazzo, è stata ritrovata anche l’arma del delitto. La pistola utilizzata per togliere la vita a Mendola è stata ripescata esattamente dove l’assassino del giovane, reo confesso, aveva ammesso di averla gettata: nel canale Regina Elena. E’ esattamente nelle acque del canale, all’altezza di Marano Ticino che i carabinieri sono riusciti a trovare la pistola usata per finire il giovane bustese. Dopo i primi colpi inferti con una vecchia batteria usata, il ragazzo è stato ucciso e il suo corpo abbandonato negli ex capannoni della Mirplast.

I due killer sottoposti all’incidente probatorio

E intanto gli assassini di Mendola, Antonio Lembo e Antonio Mancino, si preparano al processo. Lembo, dopo la confessione, è stato sottoposto all’incidente probatorio, su richiesta del pm Giovanni Caspani. Nel corso della sua deposizione in tribunale a Novara, ha confermato di aver ucciso Mendola e ha ribadito di averlo fatto per ordine di Giuseppe Cauchi, imprenditore edile di Busto Arsizio che invece continua a dichiararsi estraneo ai fatti.

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Una vicenda che ha sconvolto tutto il paese

Era il 4 aprile di quest’anno quando un pensionato di passaggio ritrovò il cadavere di Matteo Mendola nei capannoni deserti della ex Mirplast. Da allora le indagini e i riscontri delle forze dell’ordine hanno portato i carabinieri a individuare prima uno degli assassini del giovane, Antonio Lembo, e poi a catturare il suo complice, Antonio Mancino. La ricostruzione dei fatti emersa dalle indagini portò subito e a un regolamento di conti nato all’interno di un sodalizio criminale. E’ solo dopo diversi mesi che i carabinieri individuarono Cauchi, l’uomo che è considerato il vero mandante dell’omicidio.