Pesto alla genovese, niente caratterizza di più la Liguria del suo piatto tipico e per così dire… «nazionale». Una squisitezza derivata dalla parsimonia contadina e, allo stesso tempo, dall’abbondanza della Natura che da sempre esagera con le quantità di basilico (anche spontaneo) in questa soleggiata regione italiana. Con tante foglie disponibili, dunque, perché non ricavare un sugo adatto alla bisogna? Ed ecco quindi che nel corso dei secoli la battitura del basilico, con sapiente aggiunta di pinoli e fagiolini (a volte patate lesse in piccola quantità) è diventata la ricetta più imitata ma inimitabile.

La questione della denominazione

Vediamo quindi: innanzitutto si chiama pesto «alla» genovese o semplicemente pesto genovese tout court? Sembra lana caprina, ma attorno a questo busillis si gioca un business legato all’Indicazione di origine protetta e controllata. I puristi affermano che il vero pesto è quello «solo» genovese. E che tutti prodotti o barattoli che si chiamano «alla» genovese non sono degni di affidabilità.

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Pesto alla genovese, evitare i vasetti pronti

Sia come sia, è semplice capire che per gustare un piatto di linguine al pesto come si deve è meglio evitare i vasetti pronti: recarsi in una tipica trattoria del Ponente ligure rimane la cosa migliore da fare. Oppure fare incetta di prodotti artigianali di altissima qualità, acquistati possibilmente in loco. E… buon appetito!