Alunni incontrano il campione paralimpico Alessio Tavecchio: una lezione di vita e sicurezza stradale alla Belfanti.

Alunni incontrano Alessio Tavecchio

E’ stato un incontro unico ed emozionante quello che si è svolto alla scuola media Serafino Belfanti lunedì 19 marzo. Per l’occasione infatti, gli alunni dell’istituto hanno potuto incontrare il campione paralimpico di nuoto Alessio Tavecchio. Un personaggio originale e coinvolgente, che nonostante le difficoltà che la vita gli ha messo di fronte, ha trovato la forza per realizzarsi e per lanciare un messaggio importante a favore della sicurezza stradale. All’ìncontro hanno partecipato anche i docenti, il vicesindaco Massimo Stilo e l’assessore all’istruzione Vito Diluca. In rappresentanza della polizia locale erano invece presenti gli agenti Giacinto Ciaccio e Stefania Pavanello.

Una storia unica fatta di dolore e riscatto

Quando aveva solo 23 anni Tavecchio è rimasto gravemente ferito in un incidente in moto. Da allora è costretto a spostarsi su una sedia a rotelle. “Mi ricordo ancora come se fosse successo ieri – ha detto ai ragazzi – il momento in cui mi sono risvegliato nel mio letto d’ospedale. Ricordo ancora quelle frasi, dette dai dottori quando mi sono accorto che la parte inferiore del mio corpo non rispondeva più agli stimoli del cervello. Quando volevo sapere assolutamente tutto, capire cosa mi era successo e quale sarebbe stato il mio futuro. Sentii dire “Sei vivo per miracolo”, “sei su una sedia a rotelle” e la frase che mi spaventava di più: “E’ finita”. I danni che ho riportato alla mia spina dorsale erano talmente gravi che non c’era nessun medico al mondo in grado di restituirmi la capacità di camminare. Io mi sentivo sprofondare in quel letto, ma ciò che mi faceva più male era vedere che lì intorno, in ospedale, c’erano i miei famigliari, i miei amici dei tempi delle medie. E loro soffrivano per me”.

Leggi anche:  Shock a Castelletto: trovato cadavere sulla riva del lago

Un messaggio forte a favore della sicurezza stradale

Nel corso dell’incontro Tavecchio ha esortato i ragazzi a fare del proprio meglio per mantenere un comportamento responsabile sulla strada. “Non sono nato su una sedia a rotelle – ha detto agli alunni – e il mio incidente si poteva tranquillamente evitare. Avevo 23 anni ed ero uno dei più bravi a guidare della mia compagnia di amici. Ma a volte la bravura nella guida e l’esperienza non bastano e ora so che forse se fossi stato più consapevole del valore della vita le cose sarebbero andate diversamente. Stavo viaggiando in moto e sono caduto in una buca non segnalata aperta nell’asfalto. Ho sbattuto violentemente la schiena, sono finito con la testa contro un palo e la mia moto è sbalzata in avanti. Eppure stavo andando a 50 all’ora, a una velocità non certo altissima. In tanti quando hanno saputo cosa mi era successo mi hanno detto: “Che sfortuna!”, “Ma proprio a te doveva capitare?”. Poi ho scoperto che la “sfortuna” poteva essere evitata. Dalle indagini sul mio incidente, di cui io non ricordavo nulla, è emerso che quando sono caduto mi ero slacciato un guanto e mi ero alzato la visiera del casco. Un secondo, un istante solo di disattenzione al termine del mio percorso in moto, quando ormai ero arrivato a destinazione e stavo per parcheggiare. E’ bastato quello, quel momento in cui ho staccato una mano dal manubrio, per far precipitare la situazione. Perché oggi la distrazione alla guida è la prima causa di incidente e per un giovane di oggi la strada è più pericolosa della guerra”.