Chiese di Castelletto: in paese gli edifici religiosi sono sei e curarne la manutenzione non è un compito semplice per la parrocchia.

Chiese di Castelletto: una ricca testimonianza dal passato

Le chiese del paese sono numerose e molte di esse necessitano di lavori di manutenzione e di adeguamento. Gli edifici che forse più di ogni altro rappresentano la memoria storica di Castelletto e il patrimonio culturale dei suoi abitanti hanno bisogno di restauri e di interventi più o meno intensivi. “In paese abbiamo sei chiese – dice infatti don Fabrizio Corno – alle quali si aggiunge poi l’edificio dedicato a San Carlo, che ormai non viene più utilizzato come chiesa. C’è il Cuore Immacolato di Maria, che essendo risalente al Novecento per fortuna è completamente in ordine. Ma poi ci sono anche le chiese di Sant’Antonio Abate, di Santa Maria d’Egro al cimitero, dei Santi Vincenzo e Ippolito a Glisente, di Verbanella e Cicognola. Non abbiamo fondi sufficienti per sistemare tutto immediatamente, ma come parrocchia abbiamo avviato diverse iniziative per raccogliere denaro e per portare a termine progetti di recupero”.

Il caso dell’edificio dedicato a San Carlo

“Purtroppo queste impalcature non indicano imminenti lavori per la chiesa di San Carlo (un po’ tutte le chiese ne hanno bisogno…), ma la sua messa in sicurezza per evitare problemi a chi passa sotto… Speriamo nel futuro”. Sono queste le parole del post con il quale il parroco don Corno ha annunciato su Facebook l’intervento d’urgenza sull’antico edificio religioso all’angolo tra le vie San Carlo e Roma. E così le impalcature hanno fatto la loro comparsa attorno alla chiesa, chiusa ormai dagli anni ‘70 e aperta nel corso del tempo solo per alcuni eventi eccezionali. “Si sono staccate alcune parti del tetto – spiega il parroco – e non avendo il denaro necessario per ripararla immediatamente abbiamo pensato di metterla in sicurezza per evitare danni a cose o persone. Ci piacerebbe recuperare quell’edificio, metterlo in sicurezza, arrestare il degrado dei dipinti e utilizzarlo magari per eventi culturali, mostre e concerti. Trattandosi però di un edificio che non è più utilizzato come una chiesa, abbiamo valutato come prioritari altri interventi in questo momento”.

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I progetti di recupero vanno avanti anche grazie all’aiuto dei cittadini

L’esempio della chiesa di Santa Maria d’Egro e d’ispirazione per tutti i progetti di recupero delle chiese del territorio. “A Santa Maria vorremmo intervenire sulle vetrate e sulle impalcature – dice infatti don Corno – oltre che sul piccolo campanile. La campana della chiesa del cimitero tornerà a suonare: questa è la nostra idea. Con l’aiuto dei parrocchiani abbiamo avviato una raccolta fondi particolare. Abbiamo recuperato un’immagine antica del campanile e quella del progetto che vorremmo attuare. L’abbiamo scomposta in piccole parti come in un puzzle e abbiamo chiesto a chi ha intenzione di aiutarci di acquistare un tassello dell’immagine a 25 euro. In breve tempo abbiamo raccolto quasi l’intera somma necessaria per l’intervento: ben 30mila euro. Sostituiremo poi le vetrate e vedremo se sarà possibile avvalerci dell’aiuto dell’Auser, i cui volontari hanno realizzato delle composizioni artistiche che potrebbero essere installate nell’edificio”. Il sostegno della comunità dei fedeli e dei cittadini è molto importante in queste situazioni, ma ci sono progetti, come quello necessario per il recupero del tetto della parrocchiale di Sant’Antonio Abate, che hanno bisogno di fondi più ingenti. “Per progetti più grandi – conclude don Corno – dovremo rivolgerci anche ad altri enti, come le Fondazioni. Sant’Antonio Abate per esempio necessita di un intervento decisamente più costoso sul tetto e sul pavimento. A Cicognola sarà necessario restaurare i dipinti”.