Lesa festeggia la maestra Rosa Bianca Romerio: ha iniziato la sua carriera alla primaria del paese nel 1957.

Lesa festeggia la maestra Rosa Bianca

E’ stato un pranzo speciale, quello che ha fatto domenica 30 settembre la maestra storica di Lesa, Rosa Bianca Romerio. Ad organizzarle una festa sono stati alcuni ex allievi solcesi. Hanno voluto omaggiare l’insegnante che li ha seguiti nel percorso di istruzione alle scuole elementari di Solcio. Era presente al convivio, dove sono emersi tanti ricordi ed aneddoti, anche l’ex collega Gloria Gioria che subentrò alla Romerio quando questa fu trasferita nelle scuole di Lesa. Ma anche don Giorgio Borroni, presidente della Caritas diocesana di Novara, che è stato suo allievo.

Una carriera dedicata a Solcio e a Lesa

L’insegnante è un vero e proprio simbolo per il paese. “Mio padre che faceva il medico condotto a Lesa – dice Romerio – voleva che lavorassi nel campo odontoiatrico, ma io scelsi di fare la maestra. La mia prima esperienza l’ho fatta nel 1957 a Comnago nell’edificio dove ora c’è il Circolo Comunale, in una pluriclasse dalla prima alla quinta. Avevo anche una stanzetta a mia disposizione per poter rimanere quando faceva brutto tempo. Lì ho mangiato le minestre più buone della mia vita. Fin lassù ci andavo con un motorino, che però si rompeva sempre. Gli scolari mi aiutavano a spingerlo. Le altre tappe della mia carriera di docente le ho fatte nelle Valli Anzasca e Antrona, a Solcio e a Lesa”.

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Le parole d’ordine? Non annoiare gli studenti

Per Romerio quella dell’insegnante è una sorta di missione. “Volevo che i bambini venissero a scuola contenti e felici di iniziare un nuovo giorno sui banchi di studio – continua la maestra – non controvoglia, e che non subissero quello che è capitato a me alle superiori dalle suore. Volevo prima di tutto che non si annoiassero. La parola maestra non mi è mai piaciuta, però non mi sono mai pentita di aver scelto questa professione. Il mio orgoglio è sempre stato quello di aver avuto nelle classi a Solcio tre futuri sacerdoti: don Giorgio, don Matteo Borroni e don Roberto Sogni. Ho coltivato la mia voglia di sapere leggendo moltissimo”.