Alessandro Griggio era un simbolo per tutte le famiglie di Borgo Ticino. Vide con i suoi occhi la barbarie dei nazifascisti e la morte dei martiri in piazza.

Alessandro Griggio: addio a uno degli ultimi testimoni della strage

Borgo Ticino piange la scomparsa di Alessandro Griggio, 91 anni, una delle «memorie storiche» dell’eccidio del 13 agosto 1944. A darne il triste annuncio i figli Antonio e Mauro, le nuore, i nipoti e i parenti tutti. “Sandro”, residente in paese dal 1938, ha vissuto in prima persona  la pagina più drammatica della storia di Borgo Ticino. “Con queste mani li ho portati tutti io al cimitero. Mi si spezza il cuore”. Così Griggio commentava il tragico momento in cui, 75 anni fa, trasportarono con i carri i corpi dei 12 martiri alla camera mortuaria. Erano suoi amici.

Il racconto di un incubo che ha investito l’intero paese

Quel giorno quando avvisarono Griggio dell’arrivo delle SS tedesche e delle Decima Mas lui si nascose in un fienile, ma scappò quando i nazifascisti iniziarono a dare fuoco alle case. L’uomo raggiunse il centro paese e ricevette la terribile notizia: 13 giovani furono schierati davanti al muro della piazza e fucilati. Uno di loro si salvò e rimase sotto i corpi esanimi. Ma a causa di ciò il giorno dopo una camionetta della Decima Mas tornò. “Mi prendono e mi mettono al muro – raccontava Griggio – in quel momento ho pensato che avrei fatto la fine dei miei amici”. Ma il giovane superstite poi si fece avanti e le esecuzioni ordinate per altri quattro ragazzi furono sospese.

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Lutto in tutta Borgo Ticino

Le sue interviste sono contenute nel libro “Tredici agosto” del Comune di Borgo Ticino e nel docufilm “13 agosto 1944” del regista novarese Enrico Omodeo Salé. I funerali hanno avuto luogo, lunedì 4 marzo, alla chiesa parrocchiale Maria Vergine Assunta. Al termine della funzione la salma è stata accompagnata al cimitero comunale. “Conoscevo Alessandro da molto tempo – dice il borgoticinese Giuseppe Fanchini, vicepresidente dell’associazione culturale Stella alpina e membro di Anpi – era un uomo fermo. Era una persona gentile e cortese. Di quella gentilezza e di quella cortesia che non sono quasi più in uso adesso. È sempre stato disponibile a condividere la sua testimonianza sull’eccidio agli alunni delle scuole, e non solo. Durante queste occasioni si commuoveva nel ricordare quei tragici e difficili giorni, e lanciava un messaggio importante: “questi avvenimenti non devono più accadere”. Per l’annuale incontro con le scuole, lunedì 18 marzo, nel raccontare il 13 agosto 1944, ricorderemo Alessandro e la sua testimonianza”.