Bossi Junior finisce a processo per una presunta truffa ai danni di una carpenteria di Castelletto Ticino. E’ il fratello più grande del famoso “Trota”.

Bossi Junior in tribunale: il processo stenta a partire

Resta ancora fermo al palo il processo a carico di Riccardo Bossi, il figlio del celebre «Senatur», per una presunta truffa ai danni di una carpenteria di Castelletto Ticino, che ha però i suoi magazzini a Oleggio. Nonostante il ritiro della querela da parte della ditta, il procedimento proseguirà. Il figlio dell’ex leader leghista avrebbe dovuto presentarsi in tribunale a Novara lunedì 17 settembre, ma invece nel capoluogo gaudenziano non si è mai visto. Anche il coimputato di Bossi in questo processo, un 57enne di Gravellona Toce, risulta al momento irreperibile e quindi sarà necessario convocare una nuova udienza.

I fatti risalgono al 2014

Secondo l’accusa il figlio dell’ex leader del Carroccio avrebbe tentato di acquistare delle moto d’acqua particolarmente costose senza però pagare mai il corrispettivo dovuto e, anzi, facendo intestare il versamento sul conto della carpenteria M. L. Metal. I fatti risalgono al 2014, quando Riccardo Bossi si trovava a Caorle. Il giovane rampollo avrebbe manifestato l’intenzione di comprare due moto d’acqua, per un valore totale di 33.630 euro. Bossi avrebbe detto di voler acquistare i due costosi mezzi nautici per conto della carpenteria castellettese, chiedendo di intestare all’azienda la fattura. Il tutto sarebbe stato reso più credibile dal fatto che il coimputato di Bossi nel processo avrebbe consegnato al fornitore dei mezzi nautici un assegno collegato a una ditta a lui riconducibile, il cui conto però – si scoprirà poi – era stato svuotato solamente qualche giorno prima. Una volta arrivato al magazzino di Oleggio, il carico intestato alla M. L. Metal venne fatto sparire con un inganno.

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La querela è stata ritirata

Il caso della carpenteria di Castelletto è seguito dall’avvocato borgomanerese Federico Celano. “Il mio cliente – dice il legale – non si è costituito parte civile, e quindi non partecipiamo attivamente al processo in corso a Novara. Subito dopo l’accaduto abbiamo presentato querela, opponendoci alla richiesta di pagamento che ci era giunta tramite decreto ingiuntivo. La società ha poi rinunciato alla querela, ma il processo proseguirà comunque e se ci sarà una condanna ci riserveremo di chiedere i danni in sede civile”.