Gattico dice addio ad Antenore Benetti, storico tecnico di radiologia dell’ospedale Santissima Trinità di Borgomanero.

Gattico dice addio a un professionista dal cuore d’oro

Se ne va un pezzo di storia dell’ospedale Santissima Trinità di Borgomanero. E’ scomparso Antenore Benetti, residente in via Leonardi a Gattico e che ha lavorato per una quarantina di anni come tecnico di radiologia nel nosocomio agognino. Era nato a Padova il 5 giugno 1943 ed è scomparso venerdì 16 novembre, lasciando nel dolore la moglie Mirangela Zanetta e la figlia Sira. Oltre ai due nipotini, Giacomo e Riccardo.

“Viveva per aiutare gli altri”

Quando aveva 6 anni, la famiglia di Benetti si trasferì al Nord per trovare lavoro. Dapprima a Vercelli, poi a Gattico in località Muggiano, dopo a Sant’Igino. “Negli anni ’60 costruirono la casa attuale – dice la figlia Sira – all’inizio lavorò come operaio nella fabbrica Furlani in paese, ma presto coronò il suo sogno di aiutare gli altri. Studiò a Varese diventando prima infermiere, poi tecnico di radiologia. Dopo qualche tempo in corsia, si fermò in reparto lasciando il buon ricordo che tutti mi stanno testimoniando in questi giorni. Andò in pensione a inizio 2000, per alcuni anni entrò nella clinica San Carlo di Arona e nel 2006 si ammalò. Viveva per la gente, usciva di casa a qualsiasi ora del giorno per dare una mano mettendo a disposizione le sue competenze sanitarie”.

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La dimostrazione di affetto di don Castelletta

Il parroco don Roberto Castelletta ha rammentato durante il funerale la dedizione di Antenore ai bisogni del prossimo. Lo stesso ha fatto padre Lorenzo Tarletti, amico della famiglia Benetti: “Lui è di casa, lo abbiamo visto prendere i voti. Alle esequie era presente anche don Maurizio Medina di Nebbiuno. Aveva una passione sfrenata per gli animali da cortile, come galline e oche, andava anche alle fiere. E poi adorava i fiori, coltivava qualunque pianta li facesse. Per non parlare della sua passione per l’orto. Un suo piccolo rimpianto è stato il non poter viaggiare, la malattia lo ha bloccato presto. E lo stesso si può dire per il fatto di non essere potuto tornare in montagna. Amava camminare nella natura, da piccola tutte le domeniche mi ci portava. Il suo nome era particolare: lui sosteneva che Antenore fosse il fondatore di Padova”.