Omicidio nei boschi di San Giorgio: l’accusa chiede una condanna di 30 anni per gli assassini di Matteo Mendola.

Omicidio di Pombia: si torna in aula

L’accusa per Angelo Mancino e Antonio Lembo è quella di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Matteo Mendola, 32 anni gelese d’origine, ma residente a Busto Arsizio, fu barbaramente ucciso la sera del 4 aprile dell’anno scorso. Freddato con due proiettili, poi colpito una dozzina di volte con il calcio della pistola e infine con una batteria d’auto.  Un delitto particolarmente efferato. A ritrovare casualmente il corpo un pensionato, la mattina successiva, nei pressi del capannone della fabbrica dismessa Mirplast in frazione San Giorgio di Pombia. Una settimana dopo, l’11 aprile, i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Giovanni Caspani, arrivarono a Lembo, concittadino della vittima. Questi confessò il delitto e chiamò in causa altri due, Mancino per essere stato con lui quella sera nei boschi di Pombia e colui che era il mandante. I carabinieri arrestarono Angelo Mancino quindici giorni dopo il delitto, il 26 aprile, in provincia di Arezzo, dove risiedeva. La scorsa settimana si è tenuta un’udienza del processo ai due killer.

Le richieste dell’accusa

L’accusa chiede 30 anni di reclusione per Antonio Lembo e Angelo Mancino, 30enne il primo, 40enne il secondo, che, difesi rispettivamente dagli avvocati Gabriele Pipicelli del foro di Verbania e dai legali Fabrizio Cardinali e Alessandro Brustia, hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. I familiari di Mendola intanto si sono costituiti parte civile e i legali hanno avanzato le richieste risarcitorie. 450mila euro ciascuno per moglie e i due figli, 160mila euro per il fratello. Il processo proseguirà il 9 ottobre, quando la parola passerà ai difensori. La sentenza è prevista a novembre.

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