Omicidio di Pombia: durante il processo al presunto mandante emergono nuovi dettagli. Mendola avrebbe cercato di fuggire prima di essere freddato.

Omicidio di Pombia: si torna in aula

E’ ripreso lunedì 4 febbraio a Novara, dinnanzi ai giudici della Corte d’Assise, il processo che vede alla sbarra il cinquantenne imprenditore edile Giuseppe Cauchi, accusato di essere il presunto mandante del delitto di Matteo Mendola, disoccupato 33enne originario di Gela (e conoscente dell’imputato), barbaramente ucciso la sera del 4 aprile del 2017 nei boschi di Pombia. Esecutore materiale e complice dell’omicidio – rispettivamente Antonio Lembo e Angelo Mancino, di 30 e 40 anni – sono stati condannati a 30 anni di reclusione ciascuno con il giudizio abbreviato e attendono ora l’esito del ricorso inoltrato tramite i rispettivi avvocati.

Il tentativo di fuga, poi l’esecuzione

Durante l’udienza di lunedì scorso, alla presenza dei familiari della vittima che si sono costituiti parte civile e invocano giustizia, è stato ricostruito il fatto di sangue grazie alle testimonianze rese dai carabinieri. Sono così emersi alcuni particolari di una tra le vicende più cruente accadute negli ultimi anni nel Novarese. Quella sera, erano circa le 22, dopo essere stato aggredito, Mendola aveva cercato di fuggire e nascondersi. Un tentativo che si era rivelato, purtroppo, inutile. Il suo assalitore, infatti, dopo avergli sparato, lo aveva raggiunto e finito con una serie di colpi alla testa portati sia con il calcio della pistola, sia con una batteria d’auto rinvenuta in loco. Un’esecuzione che è stata definita “veloce”, in una zona, come hanno riferito gli stessi militari, già teatro in passato di altri episodi di criminalità.

Leggi anche:  Omicidio di Pombia: in aula testimoniano i carabinieri

La prossima udienza a marzo

E sempre in aula è comparso anche l’uomo che la mattina successiva il delitto aveva ritrovato il corpo privo di vita del gelese. Ha raccontato di essersi appartato per un bisogno fisiologico e lì, all’interno del capanno dismesso della MirPlast, di aver visto spuntare i piedi del cadavere.  La madre di Mendola ha ascoltato in lacrime la ricostruzione dell’omicidio del figlio. La prossima udienza è stata fissata in calendario per il 25 marzo. In quell’occasione saranno ascoltati i carabinieri che hanno condotto le indagini.