Spari su un’abitazione di Tornaco che fin da subito avevano fatto pensare gli investigatori ad un gesto intimidatorio. Così si sono sviluppate le indagini, che hanno portato all’arresto nella mattinata di oggi, mercoledì 11 aprile, di quattro persone vicine ad ambienti della ‘ndrangheta.

Gli spari

La sera del 10 gennaio si sono uditi diversi colpi di pistola nel tranquillo paesino di Tornaco, indirizzati verso la facciata di un’abitazione di un imprenditore edile. Le indagini hanno portato a scoprire che l’imprenditore aveva eseguito dei lavori a Brandizzo, nel torinese, ad alcune villette. Durante i lavori però una delle persone arrestate questa mattina, Giuseppe Carbone, insieme al fratello Guido, pretendeva dall’imprenditore che fosse eseguiti lavori extra senza pagamento. Al rifiuto sono iniziate le minacce e le intimidazioni, fino ai fatti di gennaio.

Le indagini

I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, coordinati dal P.M. Mario Andrigo, hanno visionato i filmati e sono riusciti a provare che sulla Fiat Panda a bordo della quale sono fuggiti i membri del “commando” c’erano Giuseppe Carbone, il cognato Francesco Ierardi e un uomo di fiducia di Carbone, Davide Visentin. Questi, insieme al fratello di Carbone, Guido, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare per i reati di concorso in tentata estorsione aggravata e di concorso in detenzione e porto abusivo di pistola. Ierardi ha tentato la fuga, ma è stato fermato grazie anche all’utilizzo di un elicottero.

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I legami con la ‘ndrngheta

I quattro arrestati avevano legami con la ‘ndrangheta. In particolare Guido Carbone, che nell’ambito della propria famiglia riveste un ruolo dominante in termini decisionali rispetto al fratello ed al cognato, ha soliti legami con esponenti di spicco della cosca mafiosa calabrese.

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