Festival lirico del lago Maggiore: in un post su Facebook il maestro Gianmaria Aliverta parla di un’opportunità persa per tutti i paesi del Vergante.

Festival lirico: la proposta nel 2015

“Era il 2015, tante belle parole a cui poi non sono seguiti i fatti”. Sono queste le parole che il regista teatrale di origine nebbiunese Gianmaria Aliverta ha usato per accompagnare il video girato nel 2015 in compagnia del sindaco di Nebbiuno Elis Piaterra e del suo vice Gino Attilio Timo, che una volta postato su Facebook, ha scatenato il dibattito nel Vergante e non solo. Il video immortala il momento in cui il sindaco annunciava il suo sostegno alla proposta di Aliverta, in qualità di membro dell’associazione Voce all’Opera, di organizzare un grande festival operistico di alto livello, in grado di attirare verso tutta l’area del Vergante i grandi nomi della musica classica e, conseguentemente, per dare vita a una nuova forma di turismo e di valorizzazione del territorio.

A scatenare il dibattito il post di un maestro riconosciuto a livello internazionale

“L’Amministrazione non mantenne nessuna delle promesse, quindi tutto finì”, chiosa poi Aliverta nel post che ha ottenuto una grande risonanza tra gli abitanti della zona, soprattutto per l’alto profilo artistico e culturale raggiunto in questi anni dal giovane regista teatrale. Aliverta infatti vive da una decina di anni a Milano, ma molta acqua sotto i ponti è passata da quando era un “semplice” artista appassionato di canto e innamorato della sua Nebbiuno. Nell’ultimo periodo infatti ha inaugurato come regista il teatro La Fenice di Venezia, dove attualmente lavora, è stato candidato all’Oscar della lirica, ospite d’onore ad Antigua e in Giappone, ha aperto il Maggio musicale fiorentino e ha partecipato al Festival musicale di Martina Franca.

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“Una promessa non mantenuta”

“Il mio desiderio – continua Aliverta – inizialmente sostenuto dall’Amministrazione di Nebbiuno e non solo, era quello di portare qui nel Vergante e mantenendo come perno Nebbiuno, un festival di caratura internazionale, con grandi ospiti provenienti da tutto il mondo e artisti di altissimo livello. Questo progetto è stato formulato nel momento in cui nella vicina Baveno era appena morto il Festival Umberto Giordano, che negli ultimi anni era finito, anche giustamente, al centro delle polemiche per le ingenti spese previste per il pagamento dei suoi ospiti, a fronte di un riscontro di pubblico poco incoraggiante. Nonostante le promesse fatte in quel video e nonostante non chiedessimo a Nebbiuno, che era Comune capofila, come alle altre Amministrazioni, fondi ingenti o autorizzazioni difficili da reperire, la cosa non si è mai concretizzata. L’idea era quella di recuperare la tradizione de “Il duca di Tapigliano”, un’opera realizzata proprio a Nebbiuno, che merita di essere ricordata nel giusto modo. Sfruttando l’impegno dei volontari dell’associazione Voce all’opera, nata in quegli anni a Massino e con la quale collaboro, avremmo gestito il tutto senza chiedere neanche un obolo per il primo anno. Poi si sarebbe valutato come proseguire con questa esperienza. L’unica cosa che avremmo chiesto ai Comuni era l’utilizzo in comodato gratuito per tre anni di alcune strutture pubbliche, per altro inutilizzate in quegli anni, come l’ostello della gioventù di Nebbiuno”.