Lesa nel cuore: il periodico di informazione legato all’omonima associazione chiude i battenti.

Lesa nel cuore non avrà più un periodico

Dopo nove anni di uscite, il periodico d’informazione lesiano dell’associazione “Lesa nel cuore” ha chiuso il suo percorso editoriale con il numero 78. La prima uscita portava la data del 30 ottobre 2009, alla quale sono seguite puntualmente altre edizioni con una media di otto e a volte nove numeri all’anno. E’ entrato gratuitamente nelle case recapitato a domicilio da dei volontari. A scriverlo sono stati tanti lesiani e non, che hanno contribuito con i loro articoli, testimonianze, lettere e contributi letterari vari a fare di esso un appuntamento cartaceo atteso, con quelle inconfondibili pagine, che di numero in numero variavano di colore.

A volere fortemente il progetto Gianni Lucini e Irene Cappella

Gianni Lucini, scrittore, editore ed ex sindaco di Lesa, è stato il direttore responsabile del periodico. “E’ stata una bella avventura, durata nove lunghi anni, che per un giornale di paese sono tanti. Era nato sulla spinta del desiderio di far conoscere una realtà politica chiamata “Lesa nel cuore”. Quando uscì il primo numero, dando il benvenuto a bordo ai lettori, lo paragonai ad un battello che avrebbe portato l’informazione del paese direttamente a casa dei lesiani, in una sorta di viaggio dentro le cose e gli avvenimenti che accadevano nel luogo dove si viveva. Ma come tutti i viaggi che si rispettino esso ha avuto un inizio ed una fine, però possiamo dire che è stata una bella avventura, di cui tutti i protagonisti possono essere orgogliosi. Devo ringraziare le persone che hanno collaborato a vario titolo in questi anni, con un grazie particolare alla grafica Irene Cappella, che da volontaria, ci ha seguiti fin dall’inizio nell’impaginazione, sacrificando tanti suoi fine settimana pur di rispettare la scadenza di consegna alla tipografia. Il nostro periodico è stato figlio del suo tempo, fatto e letto dalle persone reali che hanno abitato a Lesa e frazioni, e che tuttora sono parte di una collettività che soffre, si appassiona, ama, sorride, partecipa, consapevole di avere delle radici: in una parola, che vive la vita”.